Tranqui...
Tranquilli, va tutto bene. Se poi in Lombardia viene la grandine come palline da tennis, risolveremo di sicuro, col premierato.
Vabbè, lasciamo stare la nostra dabbenaggine, torniamo a noi.
La prossima settimana, secondo i modelli (nelle immagini si vedono le previsioni per i prossimi giorni delle anomalie termiche a 1500 mt di quota) avremo un nuovo impulso di caldo piuttosto esteso sull’Europa centrale che porterà, prevedibilmente, le temperature al suolo su valori che, in particolare su Francia e Germania, saranno ben oltre i 10 gradi delle medie del periodo. Significa una condizione di caldo intenso che toccherà una delle zone più popolate del continente.
Nel mentre, quello che fa veramente paura è l’innalzamento della temperatura nell’area di El Niño. Questo El Niño potrebbe essere epocale soprattutto perché avverrà in un pianeta intensificarsi notevolmente verso la fine dell’anno, tanto da parlare di un “super-El Niño”. Ma quali effetti potrebbe avere?
Un possibile super El Niño potrebbe amplificare una serie di crisi già in corso, con effetti che ricadrebbero soprattutto sugli agricoltori e sulle popolazioni più vulnerabili.
Elenco i possibili impatti.
1) Siccità e crisi alimentare. Nelle regioni agricole dipendenti dalle piogge, come molte aree dell’Africa subsahariana, la siccità può far crollare i raccolti di cereali, aumentare la dipendenza dalle importazioni e far impennare i prezzi del cibo. La situazione sarebbe aggravata dall’attuale crisi dei fertilizzanti, alimentando il rischio di fame e carestie.
2) Shock alle catene alimentari globali. Grano, riso, mais e soia forniscono oltre il 60% delle calorie consumate nel mondo. Mais e riso sono particolarmente vulnerabili a siccità e monsoni alterati, mentre grano e soia soffrono il caldo estremo nei principali paesi produttori, con possibili ripercussioni sui mercati mondiali.
3) Incendi boschivi. In Sud America la riduzione delle piogge può seccare la vegetazione e favorire incendi di enorme portata, come quelli che hanno devastato il Brasile, liberando grandi quantità di carbonio e richiedendo decenni per il recupero degli ecosistemi. L’Amazzonia è l’area che mi preoccupa di più.
4) Piogge estreme e alluvioni. In altre aree, come il sud degli Stati Uniti, il Corno d’Africa e parte dell’Asia centrale, El Niño può provocare precipitazioni eccezionali e inondazioni. Paradossalmente, piogge troppo intense scorrono in superficie senza ricaricare efficacemente le falde e possono favorire un successivo rapido disseccamento del suolo.
5) Pressione sui sistemi energetici. Le ondate di calore aumentano la domanda di elettricità e di climatizzazione, spingendo alcuni paesi asiatici a consumare ancora più carbone. Al tempo stesso, la siccità riduce la produzione idroelettrica, accrescendo il rischio di blackout e razionamenti.
6) Declino della pesca. L’indebolimento della risalita di acque fredde nel Pacifico riduce i nutrienti disponibili, impoverendo le popolazioni di acciughe e sardine e, a cascata, quelle dei grandi predatori. Le flotte di pesca dalle Americhe al Pacifico occidentale potrebbero registrare forti perdite economiche.
7) Tensioni geopolitiche. Il maggiore fabbisogno di fertilizzanti, unito a restrizioni alle esportazioni da parte di diversi paesi, potrebbe trasformare questi prodotti in una nuova fonte di competizione strategica internazionale.
8) Salute e stabilità sociale. L’aumento dello stress da calore espone milioni di lavoratori, soprattutto in agricoltura ed edilizia, a rischi sanitari sempre maggiori. Infine, raccolti scarsi, aumento dei prezzi e crisi economiche possono alimentare instabilità e conflitti civili, soprattutto nei paesi tropicali più vulnerabili.
Però va tutto bene.
Pensate, i nostri politici locali hanno pure bloccato le pale eoliche nella Tuscia!! Applausi, articoli, sorrisi, voti… E loro garruli.
Non ce la famo...
Passiamo avanti.
Preoccupiamoci adesso dei meme che fanno ai politici con l’AI. Poi se non abbiamo alternative ad Hormuz, al fertilizzante, al cibo... ma sti cazzi.



