La quinta.
Siamo alla 5^ ondata.
Francia e Regno Unito con gravissime difficoltà anche nei servizi primari. Per non parlare di Spagna, Germania, Grecia, Austria, Repubblica Ceca…
Eppure continuiamo a mentire, continuiamo a trovare i nostri wall social INFESTATI di cazzate proposte dagli algoritmi. E non ci sono possibilità di segnalare per informazioni false.
E’ tutto cambiato da quando è arrivato il padrone degli oligarchi.
C’è un articolo su Phys.org (che insieme a Nature, Science, The Lancet e Science direct, rappresentano il mio pozzo giornaliero di conoscenza insieme a “The conversation”) che critica duramente l’approccio di Trump nei confronti della scienza del clima, definendolo un vero e proprio “assedio”.
L’amministrazione Trump, sta attivamente cercando di minare e screditare la ricerca scientifica sul cambiamento climatico attraverso una serie di azioni concertate, pianificate e messe in atto con perizia.
Ne sono prova alcuni degli editoriali scritti direttamente dalle riviste che ho citato che, peraltro, ho riportato e tradotto nell’ultimo anno.
Il primo aspetto di questo “assedio” è la riduzione dei finanziamenti alla ricerca scientifica, in particolare quella legata all’ambiente e al clima. Questo porta alla chiusura di laboratori, alla cancellazione di progetti e alla perdita di personale qualificato, compromettendo la capacità di condurre studi approfonditi e a lungo termine.
In secondo luogo, vi è una pressione politica e ideologica sui ricercatori e sulle agenzie governative. L’articolo menziona tentativi di censura, la rimozione di informazioni scientifiche dai siti web governativi e la promozione di narrazioni scettiche o negazioniste.
Ho scritto pochi giorni fa della rinascita di Climate.us che ha sostituito quel Climate.gov che l’aranciopiteco ha costretto a chiudere.
Questo crea un clima di paura e incertezza, scoraggiando la libera espressione scientifica e l’onesta valutazione dei dati.
Un’altra tattica descritta è il sostegno a fonti di informazione alternative o non scientifiche, spesso finanziate da gruppi di interesse legati all’industria dei combustibili fossili. Queste fonti mirano a creare confusione e a seminare dubbi sull’esistenza o sulla gravità del cambiamento climatico, distogliendo l’attenzione dalle prove scientifiche consolidate.
E’ quello che succede da noi con il pattume che leggiamo e finanziamo con i nostri soldi e che fa comparsate sulla tv pubblica che paghiamo obbligatoriamente.
L’articolo sottolinea come questa strategia non solo danneggi la ricerca scientifica, ma abbia anche gravi conseguenze per la società. Ignorare o minimizzare la scienza del clima significa rinunciare alla possibilità di sviluppare politiche efficaci per affrontare la crisi climatica, mettendo a rischio il benessere futuro del pianeta e delle sue popolazioni. Alla fine c’è un appello alla difesa della scienza e alla necessità di basare le decisioni politiche su prove concrete, anziché su agende ideologiche.
Esattamente quello che ci dice qualcuno a cui abbiamo delegato il futuro dei nostri figli.
Solo che, ahimè, proprio in funzione di quell’ideologia, non stanno facendo nulla. Anzi, tanto per fare un esempio, l’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, ha trasmesso al ministero dell’Ambiente la bozza del Piano nazionale di ripristino della natura, che l’Italia deve consegnare a Bruxelles entro il 1° settembre. Ci sono sessantacinque pagine di emendamenti e undici misure da cancellare. Pensate, in un agosto in cui le città sono forni, alla 5^ ondata di calore, l’unico documento arrivato puntuale al ministero è quello che chiede di togliere misure di mitigazione.
Fonte: https://phys.org/news/2026-08-imposing-climate-science-siege.html



